dovrei mangiare le carote. - Patatracchini
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dovrei mangiare le carote.

Ci sono io alla finestra che guardo le cacche dei piccioni sul davanzale. Sono dodici cacche, alcune sono integre, come nuove; altre sono disintegrate dalle intemperie. Di una, addirittura, è rimasta solo una piccola macchia. Ah, i davanzali quanto assomigliano alla testa delle persone. Oppure ci assomigliano le cacche?
Ci sono io di fronte allo specchio del bagno, ascolto l’ultima aria de Le nozze di Figaro. Penso che la vita sia più della vita. Poi però mi accorgo che ho i pori del viso dilatati. Allora la vita mi appare meno della vita. Devo provvedere: mettere in scena Mozart oppure farmi una maschera Garnier.
Ci sono io che guardo le carote tuffate nell’acqua bollente sul fornello della cucina. Sono cosciente che se le fisso non si ammorbidiranno mai, ma se vado via non troverò niente di più entusiasmante da fare. Inoltre, ho paura che non si possa sapere se la carota sia cotta o cruda senza guardarla. Però una volta che la si guarda quella già non è più carota, ma è un’altra cosa.
C’è un libro di Calvino sul mio comodino e ogni volta che lo leggo mi viene la depressione perché è troppo bello. C’è un libro di Calvino sul mio comodino e ogni volta vado a leggerlo perché è troppo bello. Questo è molto drammatico, eppure non succederà niente.
C’è una macchia nella doccia, la guardo spesso. Provo a toglierla con l’anticalcare. Non è una macchia. È solo che lì la piastrella è rotta. Per me è una macchia anche se non lo è. La voglio togliere con l’anticalcare. Ci provo ogni volta che me ne ricordo.
Ci sono io che scelgo il programma della lavatrice come se scegliessi il mio piano per una vacanza. Definisco orari e durate. Climi desiderati. Mi faccio prendere dalle ansie per gli spostamenti, ma poi penso che la vita è una sola. E devo avere coraggio. Programma 5. Centrifuga 1000 giri.
C’è una ragazza nel palazzo di fronte. È straordinariamente bassa di statura. Si veste vicino alla finestra del salotto per uscire a fumare una sigaretta sul terrazzo. Poi rientra, si toglie il cappotto e prende a rincorrere il suo gatto, che però è immobile e la guarda.
William Shakespeare diceva che… va be’, non importa.
Ci sono i miei pensieri sdraiati a letto. Vogliono che si guardi dei film dall’inizio alla fine, che si legga dei libri dall’inizio alla fine, che si ascolti qualche disco, si guardi qualche messinscena di qualcosa. Sono esseri pigri che non vogliono pensare. Siete pensieri, dico. Pensate. Perché non volete pensare?
C’è un’unghia della mia mano sinistra che cresce più velocemente rispetto a tutte le altre. Una parte del mio cervello sostiene che non posso fare affermazioni del genere perché non mi taglio mica le unghie con un laser di precisione stile 007. Io rispondo che invece posso fare un po’ le affermazioni che mi pare.
Ci sono io che mangio più che altro patatine più gusto gusto vivace e snickers. Dovrei mangiare le carote. Ma non posso scomodare la fisica quantistica tre volte al giorno. L’importante è riciclare la plastica delle confezioni. Quello lo faccio.
Ci sono io che aspetto qualcosa da sempre ed è per questo, credo, che metto in carica i miei device e leggo un sacco di libri. E tengo sempre uno zaino pronto per andare. Anche adesso ce l’ho. È rosso, giallo e blu.