Patatracchini | ciao dio #5.
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ciao dio 5 patatracchini

ciao dio #5.

– Ciao dio.
– Oh ciao patacchini.
– Ciao grande, grande, grande come te, sei grande solamente tu.
– Potevi trovarne una meglio.
– Non è giornata.
– Che vuoi?
– Fai il caffè?
– Fallo tu, io sto installando gmail business.
– Gmail?
– Sì, Virgilio non mi dà abbastanza giga.
– Santa Madonna.
– Non c’è. È andata a pilates.
– Ma no, dico che cazzo c’entrano i giga? Non fai le cose a mente?
– Ma va, non mi ricordo più un cazzo. E le agende di carta non vanno bene, ché poi le perdo e la gente le trova, e da due appunti messi in croce, si fa dei trip niente male riguardo a cosa vorrei o non vorrei. A cosa ho fatto, faccio e farò. Meglio gmail.
– Ah. Dov’è lo zucchero?
– Non ce l’ho. C’ho lo sciroppo d’agave: fa bene alla salute.
– Ma non sei immortale?
– Non si sa mai. Mbè, che vuoi?
– Ma nulla, sono un po’ in affanno. C’ho i dubbi. Non dormo. Non puoi fare quella cosa che mi lasci la pace, mi dai la tua pace?
– Non l’ho detto proprio io. Dimmi che succede, disastro.
– Mah, non lo so. Per esempio, i ricambi. I pezzi di ricambio. I pezzi di ricambio sono una cosa fondamentale. Tu c’hai una cosa che ti piace proprio tanto veramente. Poi si rompe. Frughi in giro. Pezzo di ricambio. Tutto ok. Ma poi dopo vai avanti e ti si rompono tra le mani certe cose, e ti si perdono dalle mani certe persone, e tu non hai previsto nessun cazzo di pezzo di ricambio per queste situazioni qua. E allora io come faccio? Come faccio quando al posto della batteria del portatile, devo trovare un nuovo Padre? Mica posso andare in Sarpi e chiedere a Johnny un nuovo Padre? O un nuovo amico? O un nuovo amore? Proprio uguali veramente a quelli che c’avevo, peraltro. Ci posso andare? No. Mica Johnny mi apre la testa col cacciavite e sotto la lampada aggiusta quello che c’è da aggiustare. Dovevi fare i pezzi di ricambio. Dovevi farti un planning meno ambizioso di una cazzo di settimana. Perché qua uno più va avanti e più i pezzi si perdono, e tutte le volte che succede che ti perdi un pezzo nuovo, senza il ricambio, bisogna inventarsi dei modi assurdi per far comunque funzionare la macchina. E si diventa scemi veramente a furia di dover pensare – tutte le sante volte – a come farsi funzionare lo stesso, anche se i pezzi che ti facevano andare non ce li hai più.
– M’era parsa cosa buona e giusta.
– Eh, t’era parso male.
– Elena.
– Credo in un solo dio, padre onnipotente a tratti.
– Lo so che sei arrabbiata, ma amare qualcuno non significa che quel qualcuno debba essere sempre là con te. Non significa che devi poterlo per forza toccare e guardare. D’altronde, bimba, io sono amore: m’hai mai visto in giro?
– Sei un retorico maledetto.
– Ti voglio bene.
– Fai dei cazzo di pezzi di ricambio!
– No. Ti vado a preparare i Sofficini.
– La devi smettere di tirarti fuori dai guai coi Sofficini. Fammi quelli al pomodoro.
– Certo. Ti porto un fazzoletto?
– Non sto piangendo.
– Ti porto un fazzoletto.
– Vuoi mangiare in cucina o davanti alla TV?
– Sei pazza? Davanti alla TV.
– Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei secoli.
– Finiscila, cretina.
– Guardiamo i Simpson?
– No, metti Game of Thrones.
– Pure tu? Me ne vado.
– Ma è il finale di stagione.
– Ciao, va.
– Ciao patacchini.
– Ah dio.
– Eh.
– Puoi trovare un lavoro a Gramellini?
– Ciao.
– Ciao.