dove si va quando si va. - Patatracchini
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dove si va quando si va.

Ho sempre pensato, specie di notte, che gli altri ci fossero per riempire lo spazio. Questi altri inventati per gioco, questi altri che erano un vizio smodato quel modo che avevano di essere sempre necessari.
Chi te l’ha chiesto?
Tu.
Ah.
Quante volte si sbaglia a capire la vita?
Quanti errori hai fatto da quando sei nato?
Ricominciamo da capo.
Questi altri che erano la forma personale del bisogno di parlare, di toccare, di sentire che qualcuno ti risponde.
Pronto, chi è?
Sono io.
Ah.
Quanto volte non ti hanno risposto?
Cosa ti fa paura del silenzio?
Ma smettila.
Dopo hai capito che gli altri erano come le stelle.
Ti appartengono fuori da te.
Ti riconoscono e restano comunque. Fermi.
Dicono che parlano, invece non parlano.
Hai detto qualcosa?
No.
Ah.
Sono come le stelle, questi altri, come le caramelle, come barche senza padrone che vanno dove gli pare, e non ne sanno niente dei bisogni che hai tu.
Non ne sanno niente dei bisogni che hai tu.
Non hanno la forma dei tuoi vuoti.
Scordatelo.
Tu puoi solo guardare, profumare, sperare, aspettare, andartene. Tornare. Stare zitto. Parlare. Provare.
Dove vai?
Da nessuna parte.
Ah.
Non c’entravano niente, questi altri, con tutta quella lunga storia. E ora lo sai. Bacia la loro fronte stellata.
Accarezza i loro vuoti, imparali, e non pensare, perché mai e poi mai avrai quella forma.
Ascolta le cose che questi sono millenni che provano a dirtelo.
Dagli una possibilità.
Dà una possibilità all’inizio.
Dà, soprattutto, una possibilità alla fine.
È così che doveva andare?
Sì.
Ah.

 

(illustrazione di Kelsey Garrity Riley)