Patatracchini | non fare così.
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non fare così.

Non fare così. T’ho già scritto un sacco di lettere, ragazza mia. T’ho già comprato le cioccolate e i libri per leggere. Sono venuto a prenderti trecentosedici volte quando arrivavi coi treni da me, ma t’ho accompagnata solo in duecentoventuno occasioni quando andavi via. Io certe volte non ce la facevo proprio a vederti andare via. Anche se sapevo che dopo tornavi. Mi piace quella cosa che tutte le canzoni che m’ascolto mi parlano proprio di te. Mi piace quei capelli che c’hai. Quegl’occhi. Mi piace pure le spalle. Però le spalle di quando sei nel mio letto. Le spalle di quando te ne vai non mi piacciono. Ti ricordi quella volta che t’ho portato al cinema muto? Ti ricordi quando abbiamo corso sulla collinetta? Come mi sono divertito. Dai, non fare così. Mi piace quella cosa che ci mettiamo nel letto e al buio parliamo, le ore, ché a me quella cosa di starmene là al buio con te, m’è sempre sembrata la fotografia del fatto che non sono un uomo del tutto inutile. Mi piaci proprio, ragazza mia. Con quell’odore senza fiori, con quell’aria da pulcino, con le tue sciarpe colorate da dimenticare a casa di uomini che non ti scorderanno mai. Io sono proprio contento di averti con me. Ti ringrazio tutte le mattine mentre me ne cammino al sole per andare a lavorare. Me ne penso a cosa stai facendo, a cosa stai pensando, a che espressione avrai quando tornerò a casa e ti rincorrerò attorno al divano e tu ti farai prendere, scema. Mi fai vincere sempre. E io là che non mi sento debole per niente, io che mi sento solo vivo e che certi giorni mi rendo conto proprio che il mio tempo ormai lo misuro contando i tuoi denti man mano che i sorrisi li scoprono tutti. Saranno ottomila. Sei bella davvero, ragazza mia. La mia ragazza con ottomila denti e un profumo che non sai di fiori. Ma no, non fare così, non dire così. Non fa niente se non esisti, ragazza mia. Non esistere è un difetto come un altro. Anzi facciamo così: io continuo a baciarti per ore nella doccia e a stringerti sotto le coperte e a tenerti la mano e guardarti per sempre negli occhi. Io lo faccio, veramente, ma tu, per favore, resta così. Il giorno che ci prenderemo un caffé – accade sempre di primavera – e tu sarai vera e bellissima col vestitino a righe, io sfracellerò la bustina dello zucchero in mille pezzi e sarà già il mio modo di dirti addio.

(Illustrazione di Katie DeYoe)